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Come leggere il legame tra fusione della neve e portata dei fiumi

Una procedura guidata per interpretare un idrogramma, riconoscere il contributo della fusione nivale e non confonderlo con quello delle tempeste.

Acqua di fusione della neve in un prato subalpino.
Foto USGS di repertorio: acqua di fusione della neve presso Wheeler Peak. Non documenta una piena attuale.USGS / Public domain · Public domain

Dalla neve al fiume

La fusione nivale è il passaggio della neve solida ad acqua liquida. Nei climi freddi, lo scioglimento di neve e ghiaccio alimenta una parte importante del deflusso primaverile e della portata dei fiumi. Questa guida riguarda il meccanismo generale, non un evento in corso. [s1]

Il primo passo consiste nel considerare il manto nevoso come una riserva temporanea. In alcune aree, comprese le regioni occidentali degli Stati Uniti e il Canada, nevai montani e ghiacciai funzionano come serbatoi naturali. Accumulano precipitazioni nella stagione fresca e ne rilasciano una parte o la totalità nella stagione calda. [s1]

La parola “serbatoio” è qui una semplificazione concettuale: aiuta a separare il momento dell’accumulo da quello del rilascio. Non significa che ogni bacino risponda nello stesso modo; indica il ruolo di conservazione stagionale attribuito a neve e ghiaccio nelle aree citate. [s1]

Procedura per leggere un idrogramma

Si parte dalla variabile rappresentata. L’esempio USGS del North Fork American River, presso la North Fork Dam in California, mostra la portata media giornaliera per quattro anni. Prima di interpretare un picco, quindi, bisogna ricordare che ciascun valore riassume un’intera giornata. [s1]

Il secondo passo è confrontare stagione e anno. Nell’idrogramma, i grandi picchi derivano soprattutto dalla fusione della neve, ma anche le tempeste possono aggiungere deflusso. Inoltre, il deflusso nivale cambia sia da una stagione all’altra sia da un anno all’altro. [s1]

Il confronto californiano chiarisce perché servano entrambe le scale temporali: i picchi del 2000 erano elevati, mentre quello del 2001 era molto più piccolo. Nel 2001 una grave siccità nell’area ridusse le nevicate invernali; la minore acqua conservata nel manto nevoso influì sulla disponibilità per il resto dell’anno. [s1]

Confronto ipotetico e limiti

Esempio ipotetico: un grafico presenta un massimo primaverile della portata. Il risultato corretto è “compatibile con un contributo della fusione nivale”, non “causato soltanto dalla fusione”. La forma del picco, da sola, non esclude l’apporto di una tempesta, e la risposta può cambiare secondo stagione e anno. [s1]

La procedura pratica è dunque: identificare la media giornaliera, collocare il picco nella stagione, confrontarlo con altri anni e verificare se sono disponibili informazioni sulle tempeste. Il risultato rimane un’interpretazione limitata: senza ulteriori dati non si può assegnare tutto il deflusso a una sola causa. [s1]

Infine, una portata elevata non va letta isolatamente come diagnosi di un pericolo specifico. La fusione rapida può innescare frane e colate detritiche. Nelle regioni alpine come la Svizzera, la fusione associata a condizioni particolari, fra cui piogge eccessive sulla neve in scioglimento, può diventare una causa importante di alluvioni. [s1]

Fonti consultate

  1. USGS — neve, fusione e portata dei fiumi — Source: U.S. Geological Survey / Water Science School

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